Come cambia l’editoria del vino?

Una recente analisi dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori afferma che nel 2016 i lettori nostrani hanno ripreso ad acquistare libri (+2,3%) e il luogo prescelto dove comprarli sono in primis le librerie (72,8%). Di fronte a questi dati è curioso capire quale direzione abbia preso l’editoria del settore enoico.

La didattica si fa sempre più visuale tra iconografie, disegni, schemi e didascalie che lasciano sempre meno spazio alla narrazione classica. Attraverso i testi si cercano di rincorrere i bisogni di quei lettori pigri ma sempre più avvezzi alle immagini eloquenti, cercando di mettere su carta quella che potrebbe essere l’esperienza sensoriale che ciascun degustatore può vivere durante l’assaggio di un bicchiere di vino; una lettura sostanzialmente anticipatoria. Su questa stregua, già nel 2013, in Francia è stato pubblicato un libro di Ophélie Neiman edizioni Marabout dal titolo Le vin c’est pas sorcier – che poi in Italia diventa Vino. Manuale per aspiranti intenditori edito da Giunti Editori (2015) – nel quale, attraverso numerose illustrazioni, si punta ad un apprendimento non noioso, allegro e spensierato.

L’assimilazione facilitata è tracciata anche dalla proposta offerta al lettore di esperienza plurisensoriale di tipo pratica, seppur palesemente limitata, n’è un esempio il libro Sommelier… ma non troppo di Fede & Tinto edito da Rai Eri (2014). In appendice “Le pagine dei sensi” presentate ai lettori: aldilà dell’aspetto visivo dedicato ai colori del vino (che accomuna moltissimi testi del settore) vi sono degli spazi destinati all’olfatto e al tatto. Vi sono dei campi che si possono letteralmente annusare e toccare, con l’intento di completare  gli insegnamenti divulgati. Ecco che per far comprendere nel concreto cosa vuol dire speziato si può portare il naso sullo spazio riservato e un odore di cannella, ad esempio, pervade il lettore. Il principio è quello dei libri d’infanzia che da decenni utilizzano queste misure per l’apprendimento, un esempio notissimo è l’edizione Beccogiallo della Mursia.

Altra tendenza editoriale del settore è quella di proporre, ai lettori più curiosi le biografie aziendali, offrendo loro una sorta di panorama conoscitivo di imprese brillanti, come ne Il grande viaggio nel vino italiano. Racconti inediti di vita, vigne, vini pubblicato da Slow Food Editore (2016) che prospetta alcune delle più significative storie di vignaioli, accompagnate al tanto amato abbinamento vino e ricette culinarie.

Anche I Signori del vino, libro di Marcello Masi e Rocco Tolfa edito da Rai Eri (2016), parte da una breve introduzione alle aziende più note del settore per poi raccontare, attraverso un’intervista ai proprietari delle cantine, gli avvenimenti di imprese che hanno tracciato un percorso importante della storia dell’enologia italiana.

Inoltre, sugli scaffali delle librerie si trovano libri che sono solidi testimoni di una realtà che ha bisogno sempre più di un approccio olistico per essere raccontata e di lettori che amano volumi copiosi ai quali va dedicato loro tempo. Un esempio è Storia moderna del vino italiano a cura di Walter Filiputti edito da Skira (2016). A concorrere alla realizzazione di tale volume intervengono numerosi nomi illustri del mondo enoico da Attilio Scienza  ad Alberto Mattiacci, da Stefano Micelli a Mario Busso. Essi cercano, attraverso i loro contributi, di dare una visione globale del mondo del vino oggi in Italia, prendendo le mosse dalla storia enologica nostrana di oltre un secolo fino ad arrivare alle realtà più attuali. Un approccio, appunto, olistico che non include solo la storia, ma che ingloba anche l’economia, la legislazione, la comunicazione, l’architettura. Passando per focus dedicati alle scuole enologie, ai corsi per diventare  sommelier (la Fisar è citata a pagina 168), alle associazioni, ai cuochi italiani nel mondo… in grado di spiegare, nelle oltre 400 pagine, le diverse dinamiche che sono intervenute (es. tecnologia di precisione) e che sono ancora in essere (es. la globalizzazione) che hanno contribuito a quella che gli autori definiscono “Il Rinascimento del vino italiano”.

Altro libro di approfondimento, che vanta un approccio classico, è  Il respiro del vino di Luigi Moio edito da Mondadori (2016). Un volume al contempo tecnico e piacevole. Un testo, dedicato soprattutto ad analizzare il tema degli odori nel vino,che fa riferimento a spiegazioni meramente chimiche utilizzando però un linguaggio adatto a tutti i lettori e metafore semplificative dei fenomeni che intervengono. 

A conti fatti dove va l’editoria del settore? Attualmente, sugli scaffali delle librerie dedicati al vino sono scarsamente presenti, se non addirittura assenti, generi come autobiografie, romanzi e saggistica. Moltissimi sono i libri i cui autori corrispondono a nomi prestigiosi del comparto, tecnici esperti; forse una tendenza volta a contrastare il dilagante fenomeno dell’autoreferenzialità che specie con gli strumenti telematici è resa disponibile. La comunicazione visiva influenza prevalentemente la didattica che ha cercato di reinventarsi e proporsi più attraente. Rimane, in alcuni testi, il bisogno affannoso di offrire al lettore un’esperienza sensoriale sempre più vicina a quella realmente degustativa. Le storie di vita non sono più scritte dai protagonisti stessi ma raccontati da soggetti terzi, un po’ come fossero storici del settore. In grandi linee: se alle lettere si sostituiscono i segni grafici, alle recensioni si propongono le testimonianze rese dai protagonisti; se da una parte il testo narrativo si “accorcia” dall’altro si utilizza la narrazione classica per raccontare biografie aziendali. Sembra evidente che, dietro a tutto questo, l’editoria del comparto si trovi divisa come una mela, da una parte chi cerca lettori profani alla materia vino, con il tentativo non tanto di indottrinarli quanto almeno di incuriosirli, e chi rincorre coloro che sono interessati già a questo settore, coloro i quali sono sempre in cerca di approfondimenti.  

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