I vini del Collio

Esistono DOC interregionali, Lugana ad esempio, che si estende tra Lombardia e Veneto, tra Veneto e Friuli possiamo citare Lison Pramaggiore, un’altra denominazione che insiste su più di una Regione.

Il Collio invece vede le sue vigne varcare addirittura i confini dello stato, dall’Italia alla dirimpettaia Slovenia, in un susseguirsi di colline verdi e strade poco battute, senza che vi sia un cambiamento paesaggistico e nemmeno culturale. Due terzi delle vigne che rientrano nella vasta area del Collio sono infatti straniere e si riconoscono nella denominazione Brda Gorika.

Sul versante italiano invece il vino prodotto risponde al nome di Collio DOC. Siamo dalle parti di Gorizia, dove tutti collocano idealmente i grandi vini bianchi Friulani, dove i vitigni internazionali trovano casa senza difficoltà; il Sauvignon e lo Chardonnay, forse i più famosi, si accompagnano agli autoctoni, Ribolla Gialla e Schioppettino su tutti, quest’ultimo foriero di grandi vini rossi del Collio, senza dimenticare il Pignolo, un altro grande vitigno rosso autoctono, responsabile di un vino talmente tannico e rude, che per addomesticarlo occorrono almeno una decina d’anni d’invecchiamento.

D’obbligo citare poi il vino che porta il nome del suo territorio: il Friulano. L’ex Tocai, nome ormai inutilizzabile a seguito della decisione della Comunità Europea, è il bianco tipico di tutto il Friuli che si adatta benissimo ai suoli marnosi del Collio e vi produce grandi vini proprio sulle colline tra Gorizia e San Floriano.

Il segreto di questi luoghi è nel suolo: la Ponka, una marna dalle differenti composizioni e colori, che virano dal rosso nei casi di alta componente ferrosa al nero dei suoli con maggiore percentuale di materia organica, è presente a macchia di leopardo in tutto il Collio, qualche vigna si, qualche vigna no, ed è la vera responsabile della struttura e sella sapidità dei vini di queste terre.