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Editoriale del Direttore della rivista Il Sommelier / Luglio 2015

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Nuove frontiere di consumo: la Cina

La Cina sta diventando uno dei principali consumatori di vino al mondo. Secondo l’ultimo rapporto dell'istituto International Wine and Spirit Research (IWRS), nel 2016 il Dragone consumerà 3 miliardi di bottiglie di vino annue e diventerà tra qualche anno il primo importatore.

Il consumo annuale pro capite di vino nel paese è ancora molto basso (nel 2015 il consumo pro capite cinese di vino salirà a 1,9-2 litri), se paragonato a quello di altri Paesi, ma le prospettive di mercato sono eccellenti.

Nelle città di prima fascia sta crescendo il numero di negozi specializzati (wine shop), in cui si organizzano anche corsi e degustazioni. I cinesi si mostrano sempre più interessati ad approfondire la conoscenza del vino, ma la qualità non è però ancora percepita e i gusti non si sono ancora raffinati. Le nuove classi emergenti preferiscono scegliere i più rinomati classici vini francesi (vero e proprio status symbol).

Il vino rosso è il vino più consumato (80% del mercato) e ricercato e viene considerato una valida alternativa ai superalcolici e una scelta più sofisticata rispetto alla birra.

Non a caso negli ultimi 7 anni in Cina l’assunzione di vino rosso è quasi triplicata e il Paese è diventato, secondo uno studio presentato a Vinexpo, il primo consumatore mondiale di vino rosso. Con più di 155 milioni di casse di vino rosso, nel 2013, Cina e Hong Kong hanno superato la Francia (150 milioni di casse di vino), l'Italia (141), gli Stati Uniti (134) e la Germania (112).

I vini  italiani più apprezzati e diffusi al momento sono quelli piemontesi e toscani (Barbaresco, Barolo, Chianti, Brunello di Montalcino).

La Cina sta anche scoprendo le bollicine. Secondo Confagricoltura, tra gennaio e agosto 2013 le esportazioni di bollicine italiane sono cresciute dell'80 per cento rispetto al 2012, con un aumento del fatturato superiore al 120 per cento (anche se i valori restano modesti). Un'accelerazione che mette in difficoltà persino i rivali francesi, attualmente padroni del mercato cinese d'importazione con una quota superiore al 50%.

L'Italia, nonostante contenda alla Francia il primato di maggior produttore mondiale di vino, è molto in ritardo nel presidio del mercato cinese (nel quale sono meglio posizionate anche Australia, Cile e Spagna).

Il nostro punto di forza, rispetto ai francesi, è il rapporto qualità / prezzo e l'unicità dei nostri vini (ma i francesi hanno saputo fare sistema e costruire un’immagine di eccellenza nel corso degli anni). La sfida per la conquista del mercato cinese si gioca quindi su due fronti: il marketing e la capacità di fare rete.

Buona parte dei vini importati in Cina sono destinati al canale HoReCa (hotel, ristoranti, caffetterie, catering), mentre la parte per la grande distribuzione è ancora modesta.

Roberto Rabachino
Direttore Responsabile
direttore@ilsommelier.com  / www.ilsommelier.com  

testo, fonte e dati da MercatoGlobale.it

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