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Editoriale del Direttore della rivista Il Sommelier

 

Un vino contro le mafie

Il destino e il declino del criminale mafioso è direttamente proporzionale ai suoi beni confiscati e per questo motivo la lotta alle mafia passa necessariamente da tutte quelle azioni che prevedono l’impoverimento patrimoniale dei rei.   In questo contesto la confisca dei terreni agricoli e il loro collocamento a disposizione della collettività è di fondamentale importanza per combattere la criminalità organizzata e per ottenere, come disse paolo Borsellino “un movimento culturale e morale che deve coinvolgere tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

Libera Terra nasce con l'obiettivo di valorizzare territori stupendi ma difficili, partendo dal recupero sociale e produttivo dei beni liberati dalle mafie per ottenere prodotti di alta qualità attraverso metodi rispettosi dell'ambiente e della dignità della persona. Inoltre, svolge un ruolo attivo sul territorio, coinvolgendo altri produttori. La sua mission  è dare dignità ai territori caratterizzati da una forte presenza mafiosa, attraverso la creazione di aziende cooperative autonome, autosufficienti, durature, in grado di dare lavoro, creare indotto positivo e proporre un sistema economico virtuoso, basato sulla legalità, sulla giustizia sociale e sul mercato.

Esempi di realtà di riscatto già esistenti sul territorio e che operano con risultati apprezzabili nel comparto enoico sono diverse, tra tutte segnaliamo Centopassi, marchio vitivinicolo che raggruppa varie cooperative che aderiscono alla rete Libera di Don Luigi Ciotti. Le cooperative gestiscono dal 2001 le terre confiscate ai boss della mafia nell'Alto Belice Corleonese, per un totale di 400 ettari, di cui 60 coltivati a vigneto. A partire dal 2009, si sono aggiunti altri terreni confiscati al clan di Giovanni Brusca (uno dei responsabili della strage di Capaci e del sequestro e successivo omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo).

Come può concorrere ognuno di noi a far sì che questo progetto diventi sempre più uno strumento di normalizzazione di un territorio? Semplice. Impegniamoci tutti a divulgare questa “nuova cultura” del fare vino. Regaliamoci, regaliamo, segnaliamo e consigliamo una buona bottiglie di questi vini “antimafia”. Partecipiamo attivamente a questo progetto di legalità!

Roberto Rabachino
Direttore Responsabile

 

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