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Arrivano Doc Sicilia e Igt Terre Siciliane

Ottimismo dalla Regione, Irvos e Assovini

 

Assessore regionale alle Risorse agricole e alimentari, Elio D'Antrassi

 

“Dopo anni di dibattiti, finalmente la Sicilia ha una straordinaria occasione per qualificare, proteggere la sua tipicità, valorizzare il suo vino e le sue aziende produttrici. Perché la Doc Sicilia manterrà l’identità di tutte le altre Doc già certificate. Poter menzionare, infatti, “Sicilia” anche nelle altre etichette aiuterà il consolidamento di tutto il vino siciliano nel panorama internazionale”. Ne è convinto l’Assessore regionale alle Risorse agricole e alimentari, Elio D’Antrassi, che ha rilasciato dichiarazioni che svelano tutto il suo ottimismo. “Rilanciando – prosegue D’Antrassi – il brand “Sicilia”, che gode già di un forte appeal tra i consumatori del mondo, il riconoscimento permetterà alle aziende di ridurre anche i costi della promozione di nomi geografici meno conosciuti. Inoltre, la creazione di un consorzio di tutela faciliterà anche l’accesso ai fondi europei destinati alla promozione, realizzando così azioni territoriali forti ed efficaci”.

 

Il Direttore generale dell'IRVOS, Dario Cartabellotta
 

È stata proprio la Regione Siciliana in queste settimane a far sapere che sono pervenute al suo Assessorato di competenza, guidato da Elio D’Antrassi, le richieste per l’iscrizione alla nuova Doc di già 33 mila ettari, che fanno della Denominazione di origine controllata la più estesa della Penisola. Un ruolo fondamentale, secondo l’Assessore, così come quello svolto da tutto il comparto vitivinicolo, che rappresenta nell’Isola il 15% della produzione lorda vendibile dell’agricoltura. All’ottimismo di D’Antrassi fa eco quello del direttore generale dell’Irvos, l’Istituto regionale dei vini e degli oli di Sicilia, Dario Cartabellotta, che ha il compito di vigilare e di condurre gli accurati controlli. “L’obiettivo – spiega Cartabellotta – è quello di rafforzare l’identità dei Vini di Sicilia, migliorarne la qualità e il posizionamento sul mercato. Cresce così la valenza del sistema, aumentano i protocolli e le procedure diventano più semplificate. Ma c’è di più, perché la nuova Doc influisce positivamente anche sul piano della comunicazione aprendo nuove ed interessanti opportunità. Oggi qualità ed identità devono infatti camminare insieme, qui sta la carta vincente. Bisogna perciò puntare sul brand Sicilia per essere riconoscibili e “appetibili” agli occhi del consumatore internazionale. La Doc Sicilia risponde anche a questa esigenza così come a quella legata alla tracciabilità. I maggiori controlli delle superfici vitate iscritte alla denominazione forniranno maggiori garanzie sulla effettiva provenienza dei vini”. 
Sul ruolo dell’Irvos, il direttore generale aggiunge: “Con Decreto del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) del 19 febbraio del 2009, l’Istituto Regionale dei Vini e degli Oli di Sicilia è stato designato quale Organismo di certificazione e controllo (OdC) per i vini siciliani. Per l’accreditamento della certificazione di origine controllata l’Irvos ha dato vita a tre comitati: il comitato che rilascia i relativi certificati di idoneità; il comitato per la salvaguardia dell’imparzialità, costituito dai rappresentanti delle parti interessate della filiera vitivinicola, che vigila sulla regolarità degli audit per l'ottenimento delle certificazioni e sui processi decisionali dell’OdC; infine il comitato di appello che delibera in merito ad eventuali ricorsi pervenuti. Le procedure avvengono tutte attraverso servizi informatici di Full Service e Global Service. Ogni utente ha infatti a disposizione una serie di funzionalità che gli permetterà di comunicare telematicamente ogni azione che viene effettuata sui vini Doc. I giorni utili per la certificazione sono al massimo  venti”.
E sulla estensione della nuova Doc dell’Isola, Cartabellotta dice: “Negli ultimi 20 anni la Sicilia è diventata un marchio di alto prestigio dell’enologia internazionale che evoca territori di straordinaria vocazione vitivinicola, di lunga storicità e una forte relazione tra produzioni enologiche, cultura, tradizioni e paesaggio. Se l’ultimo decennio ha visto una grande crescita di immagine della Sicilia del vino oggi è fondamentale individuare nuovi modelli di comunicazione in grado di esaltare maggiormente i valori dei Vini di Sicilia e consentire di aumentare l’immagine e la percezione dei principali territori siciliani… Parafrasando (Gesualdo Bufalino, La luce e il lutto) “Vero è che le Sicilie sono tante, non finirò di contarle”.”

 

Il Presidente di Assovini Sicilia, Antonio Rallo
 

Anche secondo il presidente di Assovini Sicilia, Antonio Rallo, infine, la nuova realtà della Doc Sicilia, grazie al disciplinare approvato, tutelerà anche i piccoli territori e le piccole Doc già esistenti, con la ulteriore novità della Igt “Terre Siciliane”, che porta la stessa data della Denominazione di origine controllata (novembre 2011).

Le tipologie che possono rientrare nella nuova Doc sono quelle del Bianco, anche nella tipologia vendemmia tardiva (con vitigni Insolia, Catarratto, Grillo, Grecanico, da soli o congiuntamente, per almeno il 50%); Rosso, anche nelle tipologie vendemmia tardiva e riserva (Nero d’Avola, Frappato, Nerello mascalese e Perricone, da soli o congiuntamente, per almeno il 50%); Rosato (Nero d’Avola, Frappato, Nerello mascalese e Perricone, da soli o congiuntamente, per almeno il 50%); Spumante bianco (Catarratto, Inzolia, Chardonnay, Grecanico, Grillo, Carricante, Pinot nero, Moscato bianco e Zibibbo, da soli o congiuntamente, per almeno il 50%); Spumante rosato (Nerello Mascalese, Nero d’Avola, Pinot nero e Frappato, da soli o congiuntamente, per almeno il 50%); con la specificazione, infine, di uno dei seguenti vitigni: Inzolia, Grillo, Chardonnay, Catarratto, Carricante, Grecanico, Fiano, Damaschino, Viogner, Muller thurgau, Sauvignon blanc, Pinot grigio, Nero d’Avola, Perricone, Nerello cappuccio, Frappato, Nerello mascalese, Cabernet franc, Merlot, Cabernet sauvignon, Syrah, Pinot nero Nocera, Mondeuse, Carignano e Alicante: almeno l’85% del corrispondente vitigno; possono concorrere, per un massimo del 15%, le uve di altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nella Regione Sicilia con l’indicazione delle menzioni di due vitigni di cui all’art. 1, nel rispetto delle specifica normativa comunitaria.

Notizia inviata da Antonio Iacona
 

 

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