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68° Congresso di Assoenologi si svolgerà in Piemonte ad Alba dal 4 al 7 luglio

Una delle giornate certamente più attese è quella dedicata ai marcati o meglio alle strategia che saranno illustrate da tre indiscussi protagonisti del successo del vino italiano nel mondo.

La prima sessione dei lavori congressuali avrà infatti come tema generale “L’Approccio del mercato del vino: le esperienze di Piero Antinori, Angelo Gaja e Angelo Maci”, personaggi che esporranno la loro visione del mercato in Italia e oltre frontiera basandosi sulle esperienze maturate in anni di intenso e qualificato lavoro.

Essi rappresentano aziende diverse tra loro, sia per tipologia di prodotto che per strategie commerciali, ma tutte operano con lo stesso obbiettivo: avere il massimo successo di mercato e di immagine. Quindi la produzione delle loro realtà è da sempre orientata verso i gusti di “sua maestà il consumatore”, armonizzando tradizione e innovazione.

Il marchese Piero Antinori, è discendente di una famiglia che si dedica alla produzione vinicola da più di seicento anni, attraverso 26 generazioni. I suoi vigneti ammontano a 3.500 ettari distribuiti in otto tenute in Italia e sette nel Mondo, tutte ubicate in zone altamente vocate.

La famiglia Gaja si stabilì in Piemonte a metà del XVII secolo. Quattro generazioni si sono succedute nella produzione del vino da quando Giovanni Gaja, nel 1859, fondò la cantina a Barbaresco. Angelo, enologo, fece proprie le scelte che erano già di suo padre e di suo nonno che da sempre hanno puntato sui vini di alta qualità.

Sia Antinori, che Gaja hanno saputo portare, anche al di fuori della loro terra d’origine, un valore aggiunto in ogni loro nuovo insediamento vitivinicolo.

Anche l’enologo Angelo Maci ha iniziato la sua attività nella cantina del nonno per fondare, nel 1989, la Società Cooperativa Due Palme, in seguito trasformata in Cantina Due Palme. Egli esporrà però un’esperienza completamente diversa dai primi due relatori, legata alla cooperazione, in cui ha sempre creduto, impostandone in modo manageriale la gestione in un territorio non certo facile. Al Congresso Maci illustrerà come è stato possibile conquistare i mercati esteri dove oggi la Cantina Due Palme vende l’90% della sua produzione.

Un segmento importante anche in funzione del fatto che le vendite di vino italiano all’estero nel 2012 hanno fatto registrare +6,5% in valore, ma -8,8% in volume rispetto al 2011. Una situazione che, secondo Assoenologi, non si rifletterà nella prima parte del 2013 Perchè?

Intanto perchè la produzione 2012 in Italia, come in tutti i Paesi tradizionali produttori europei, è stata alquanto contenuta. Questo ha spinto al rialzo gli acquisti del periodo prenatalizio di buyer ed importatori, preoccupati anche dal fatto che la bassa produzione avrebbe, nei primi mesi del nuovo anno, così come è avvenuto, fatto ritoccare i listini. Non va poi taciuto che le vendite di prodotti agroalimentari nell'ultimo periodo dell'anno hanno risentito della crisi e il vino non ha fatto certo eccezione, con un invenduto che dovrà ora essere smaltito.

Tutto ciò mette una seria ipoteca sull'andamento del mercato nel primo quadrimestre del 2013, visto che, se i magazzini sono pieni, inevitabilmente i nuovi ordini, già frenati dalla crisi economica, non potranno che rallentare. Il 68° Congresso farà il punto anche su questo basilare aspetto.

La seconda sessione dei lavori congressuali sarà imperniata sulla conoscenza di alcune perle enologiche del Piemonte che ha solo vini a denominazione di origine e più precisamente 42 Doc e 16 Docg. Non va inoltre dimenticato che una delle tre prime Docg riconosciute dal Comitato nazionale vini e approvate con Dpr 1° luglio 1980 è il Barolo. Il Piemonte è certamente “terra da vini di alta qualità” i suoi 46.540 ettari di vigneto danno ogni anno dai 2.4 ai 2.8 milioni di ettolitri di vino, esportati in tutto il mondo.

Difficile quindi presentare in un contesto congressuale le molteplici sfaccettature dell’enologia piemontese. L’analisi sensoriale organizzata nei capienti saloni della Locanda Gancia, a Santo Stefano Belbo, riguarderà quindi la presentazione di un numero limitato di vini la cui scelta è ricaduta da una parte su quelli maggiormente prestigiosi e storici e dall’altra su nuove ma emergenti produzioni. La degustazione sarà una sorprendente testimonianza di come l’uomo e la natura possano, in perfetta sinergia tra loro, produrre vini con identità e stili diversi, spesso simili, soprattutto per quanto riguarda la piattaforma ampelografica, a conferma delle condizioni che variano da una collina all’altra.

La degustazione sarà preceduta da una presentazione in power point a cura dei principali consorzi di tutela.

Lo scorso anno a bordo della “Costa Atlantica” l’Assoenologi ha dedicato un’intera giornata ai “Cambiamenti climatici: ripercussioni e rimedi in vigneto e in cantina”. Quest’anno la problematica viene ripresa con un taglio decisamente diverso, in quanto basato sull’esperienza di alcuni tecnici operanti in Usa, Argentina e Sudafrica, zone in cui le temperature sono superiori alle nostre e le precipitazioni decisamente inferiori. I relatori spiegheranno come hanno risolto le problematiche legate al clima, trasformando le criticità in opportunità, attraverso adeguati sistemi di coltivazione e tecnologie. La terza e ultima sessione congressuale verterà infatti su “La viticoltura del nuovo mondo alla luce delle recenti condizioni climatiche”.

Il tema è di viva attualità e mira a trovare razionali soluzioni ai problemi della nostra vitienologia sulla base delle positive esperienze fatte a distanza di migliaia e migliaia di chilometri. Le quattro relazioni esprimeranno concetti del tutto innovativi e sotto certi aspetti per noi inconsueti. Nulla di strano se le risoluzioni di questo segmento congressuale giungeranno anche ad affermazioni come “Stiamo sbagliando, occorre rivedere alcune procedure. È necessario modificare certe norme”.

Che il mutamento delle condizioni ambientali sia un problema non secondario per il settore vitivinicolo non è una novità e come affermato lo scorso anno a bordo della Costa Atlantica, spesso richiede all’enologo una rivisitazione del modo di operare. In questo contesto la scarsità di precipitazioni e l’innalzamento dei picchi delle temperature, nonché delle radiazioni solari impongono una diversificazione dell’impostazione del lavoro in vigna ed in cantina. Da qui l’opportunità di conoscere come altri Paesi stanno gestendo condizioni climatiche ancor più estreme delle nostre con l’uso di tecnologie che sopperiscono a queste avversità.

L’enologo Bob Berteau, direttore tecnico di Chateau S. Michelle – Columbia Valley (Usa) ci parlerà di come una viticoltura di qualità può essere condotta anche in zone desertiche dove la temperatura raggiunge punte elevatissime.

Un altro enologo enologo, Alberto Antonimi di Mendoza (Argentina), consulente vitivinicolo di diverse importanti aziende Cilene, Argentine, Australianedi, esporrà le esperienze condotte in vigneti dove la piovosità annuale non arriva a 200 millimetri concentrati nel periodo estivo che va da novembre a febbraio, sempre con fenomeni violenti quindi con scarsa assorbibilità del terreno e dove quindi, senza un giusto apporto di acqua, nei periodi critici non è possibile coltivare la vite.

I colleghi Len Knoetze e Heinè Janse van Rensburg, rispettivamente direttore tecnico e responsabile del settore viticolo di Namaqua Wines (Sudafrica) ci illustreranno come hanno sopperito alle difficoltà delle alte temperature e della scarsa piovosità con opportune tecniche colturali. Non va infatti dimenticato che nelle aree viticole sudafricane non si arriva a 100 mm di precipitazioni annue e pertanto la gestione dell’acqua con le più mode-ne tecnologie è vitale.

Quest’anno le denominazioni di origine italiane compiono cinquant’anni e quindi tutti gli autorevoli interventi della cerimonia inaugurale del 68° Congresso avranno questo filo conduttore.

Del resto il Piemonte è l’unica regione che a tutti i vini a Dop (denominazione di origine protetta) e più precisamente 16 Docg e 42 Doc. Inoltre il Barolo con il Brunello di MOntalcino ed il Vino Nobile di Montepulciano è il primo vino passato a Denominazione di origine controllata e garantita con il Dpr 1° luglio 1980. E ancora dei sette presidenti del Comitato nazionale vini del Ministero delle politiche agricole che si sono succeduti in questi cinquant’anni, ben quattro sono piemontesi: il senatore Paolo Desana, l’enologo Ezio Rivella, il senatore Tomaso Zanoletti e l’enologo Giuseppe Martelli che è attualmente in carica.

 

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