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67° Congresso Assoenologi – Anticipazioni relazione di Giuseppe Martelli

 


Giuseppe Martelli, direttore Generale di Assoenologi e presidente del Comitato nazionale vini del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali della Repubblica Italiana, al 67° Congresso nazionale della categoria dei tecnici vitivinicoli, che si svolgerà dal 3 al 7 giugno a bordo della “Costa Atlantica” in navigazione da Savona verso Ibiza, farà il punto sulla situazione del settore vitivinicolo italiano, su cui di seguito diamo alcune anticipazioni.

La prima riguarda la produzione mondiale di vino che, secondo la media dell’ultimo quinquennio, è di 270 milioni di ettolitri, di cui il 60% prodotto nell’Unione Europea. Il 17% della produzione mondiale e il 28% di quella europea “parlano italiano”, ossia provengono dai nostri vigneti.

“Nel 2011 l’Italia ha prodotto 40,6 milioni di ettolitri di vino contro una media decennale di 46,6 milioni. Questo conferma che la produzione media italiana si sta decisamente contraendo – spiega Giuseppe Martelli che aggiunge – basti pensare che nel decennio 1992-2001 era di quasi 58 milioni ettolitri, nel decennio 2002-2011 è scesa a poco più di 46 milioni mentre negli ultimi 5 anni si è stabilizzata intorno a 44,4 milioni di ettolitri".

Tutto questo è ovviamente correlato alla superficie di uva da vino che in Italia nel 1980 era di 1.230.000 ettari, nel 1990 era scesa a 970.000 ettari e oggi è di 684.000 ettari. In poco più di vent’anni abbiamo quindi perso 286.000 ettari quanti ne possiedono oggi la Lombardia, la Puglia e la Sicilia insieme. Per alcuni questo è un dramma per altri un bene visto che è inutile produrre quello che il mercato non vuole e, oggi più che mai, è pericoloso produrre male.

Quello dell’abbattimento delle produzioni è un fenomeno solo italiano? Assolutamente no.
“Il calo è evidente in tutti i Paesi tradizionalmente produttori – spiega il direttore di Assoenologi – tanto che l’Unione europea, solo negli ultimi 5 anni (2007/2011) ha perso ben il 12,4% della sua potenzialità produttiva, passando da 3.792.000 ettari a meno di 3.600.000 ettari con cali di oltre l’11,5 % in Spagna e il 6 % in Francia. Diversa la situazione nell’area extra comunitaria dove l’andamento della superficie vitata è alquanto diversificata. Infatti mentre Stati Uniti d’America, Brasile e Nuova Zelanda fanno registrare crescita zero, la Cina, l’Australia e il Cile in 5 anni sono cresciute dall’1 al 2,5% a fronte di Sudafrica e Argentina che sono calate rispettivamente da 1 a 5 punti percentuali”.
 

 

Parlando di consumi in Italia, in base ai dati elaborati da Assoenologi, oggi siamo a 42 litri procapite, contro i 45 del 2007 e con una tendenza a un ulteriore decremento. Una situazione solo italiana? No certamente, visto che riguarda tutti i Paesi tradizionalmente produttori dei quali si salva solo il Portogallo che negli ultimi 5 anni non cala, mentre la Spagna scende dai 29,4 litri del 2007 agli attuali 21,8 (-27,4%), la Francia passa da 52 a 47,4 litri (-10%) e l’Italia da 45 a 42 (-7,3%).

Di fronte a questi dati Martelli asserisce che l’unica valvola di sfogo rimane l’export. Fortunatamente il vino italiano piace e rimane il più venduto al mondo anche senza ancora aver raggiunto i valori aggiuntivi sperati. Sta di fatto però che il 2011 si è chiuso con un incremento delle nostre vendite di vino all’estero del 12% in valore e del 9% in volume rispetto al 2010, anche se con un prezzo medio al litro aumentato solo del 3%, passato da 1,77 a 1,83 euro.

Il programma completo del Congresso Nazionale: http://www.assoenologi.it/site/assets/upload/pdf/Congresso_67_programmaweb.pdf

 

Roberto Rabachino
Fonte: Ufficio Stampa Assoenologi

 

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